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Entrambi questi animali sono vissuti tra la fine del Giurassico
e l'inizio del Cretacico e alcuni paleontologi tendono a classificarli
in un'unica famiglia per la presenza comune della robusta corazza
che ricopriva ambedue le specie.
I Nodosauridi sono stati così chiamati per l'aspetto nodoso
della corazza, letteralmente il loro nome significa "lucertola
a nodi"; mentre Anchilosauri significa "lucertola unita
insieme" perché le placche ossee presenti sulla corazza
erano saldate tra loro come uno scudo.
Tutti i fossili di questi dinosauri che sono stati rinvenuti non
sono sufficienti per ricostruire con esattezza la loro struttura
anatomica.
La caratteristica fondamentale è rappresentata dalla corazza
per entrambe le famiglie e rivestiva per intero il dorso dell'animale;
questo "scudo" era costituito da un numero consistente
di piccole placche ossee disposte in file trasversali che ricordano
molto quelle degli armadilli.
La testa dei nodosauridi era di forma allungata e unita al corpo
da un sottile collo, mentre negli Ankilosauridi il collo era tozzo
e massiccio.
Lo studio attento delle zampe, corti e massicce con piedi larghi
e piatti, ha fatto giungere gli studiosi alla conclusione che fossero
animali molto lenti.
La loro rigida corazza era un'arma di difesa potente contro i predatori
del tempo: i paleontologi infatti li considerano la naturale risposta
evolutiva degli erbivori allo sviluppo dei predatori.
I nodosauridi probabilmente si difendevano dagli attacchi dei tirannosauri,
appiattendosi al suolo e nascondendo le zampe sotto il dorso: l'attaccante
in questi casi poteva rimanere gravemente ferite dalle spine presenti
sul corpo della preda prescelta; gli ankilosauridi probabilmente
univano a questa tecnica difensiva anche l'attacco a colpi di coda,
quest'ultima armata di due enormi lobi ossei.
Maurizio Toscani
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